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Il ministro della Transizione ecologica Cingolani ha ventilato l’ipotesi nelle ultime interrogazioni parlamentari. Inoltre, ha confermato l’impegno a monitorare l’andamento dei prezzi dell’energia per comprendere le cause di un rincaro che tocca non solo i privati ma anche i trasportatori, col rischio di condizionare l’economia nazionale

Il continuo aumento dei prezzi dei carburanti, in particolare del metano, rischia di creare problemi nel lungo periodo non solo ai privati, con un generale rincaro di bollette e trasporti, ma anche alle filiere industriali e commerciali andando a colpire gli autotrasportatori. Il tema è stato ampiamente trattato dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso delle interrogazioni a risposta immediata dello scorso 14 ottobre alla Camera dei deputati. Dalle dichiarazioni del ministro è emerso l’impegno del governo a monitorare l’andamento dei prezzi dei carburanti, in particolare del metano, con l’ipotesi di una riduzione dell’aliquota Iva, e di portare il tema a livello europeo in vista della ministeriale straordinaria che si terrà il prossimo 26 ottobre a Bruxelles dedicata ai prezzi dell’energia.

Rispondendo alle domande, il ministro Cingolani ha confermato e garantito “il massimo impegno nel monitorare l’andamento dei prezzi dei carburanti e, in particolare, del metano, perché è evidente che questo tocca non solo i privati ma anche i trasportatori, quindi è un limite importante per l’economia globale del Paese”. Secondo Cingolani, un intervento sui prezzi energetici, “richiederà molte più risorse di quelle finora rese disponibili. Si tratta di un fenomeno che purtroppo sta interessando tutte le economie, in particolare europee”.  “Le dinamiche del prezzo del gas – ha aggiunto Cingolani – subiscono delle influenze molto forti” caratterizzate da “un elemento di forte volatilità” a cui sono esposti i Paesi come l’Italia.

Facendo riferimento specifico al metano per autotrazione che in alcune regioni italiane è giunto a toccare prezzi di due euro al chilo, il ministro della Transizione ecologica ha affermato che è possibile ipotizzare una temporanea riduzione dell'aliquota Iva. “Per quanto concerne il metano da autotrazione, la principale componente fiscale che incide sul prezzo finale è data dall’Iva, mentre, diversamente da quanto avviene per benzina e gasolio, il peso dell’accisa è piuttosto piccolo (è marginale). Quindi è possibile ipotizzare una temporanea riduzione dell’aliquota Iva per questo prodotto ma, evidentemente, in questo caso il ministero dell’Economia e delle Finanze deve avviare la preventiva consultazione in seno al Comitato Iva e in sede di Unione europea per rinvenire le adeguate coperture di bilancio”, ha dichiarato Cingolani.

“Cerchiamo e speriamo di capire al più presto le origini di questo fenomeno e di individuare gli strumenti idonei a prevenirne e a mitigarne gli effetti”, ha affermato il ministro. A questo proposito Cingolani ha rivelato anche che sono in corso verifiche per accertare eventuali casi di speculazione sui prezzi: “Come è noto, presso il Mise esiste da alcuni anni l’Osservatorio prezzi carburanti, che è un po’ lo strumento di controllo e monitoraggio che ci permette di consultare in tempo reale i prezzi di vendita. In questi giorni il Mite, il ministero della Transizione ecologica, ha attivato le interlocuzioni con il ministero dello Sviluppo economico proprio per svolgere gli approfondimenti necessari rispetto a questo fenomeno e soprattutto capirne cause e dinamica. Siccome è emerso che l’incremento è sostanzialmente, come si diceva giustamente, al Centro-Nord, quindi è geograficamente non omogeneo, l’Osservatorio ha avviato un monitoraggio dell’andamento prezzi registrati sull'intero territorio nazionale. In queste attività di monitoraggio è stata inoltre coinvolta l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, perché a questo punto vorremmo capire se, in relazione al fenomeno, ci siano possibili fenomeni speculativi sui prezzi. È stata inoltre interessata la Guardia di finanza per l’effettuazione di ulteriori approfondimenti e controlli specifici (questo da un punto di vista della comprensione del processo)”.

Cingolani ha spiegato che “è attualmente in discussione, in seno al Consiglio Ue, una proposta di direttiva sulle aliquote Iva che consentirebbe agli Stati membri una riduzione delle aliquote di determinati prodotti energetici”. “Occorre tenere presente che sia in base agli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) sia delle indicazioni della Commissione europea, l’utilizzo del gas sarà ancora necessario nel breve e medio periodo per ultimare il percorso di transizione energetica verso l’obiettivo di decarbonizzazione al 2050. In particolare, ci si riferisce alla necessità di fornire al sistema elettrico i necessari livelli di adeguatezza e flessibilità richiesti”, ha dichiarato il ministro.

L’Italia è il primo Paese in Europa per veicoli alimentati a metano sul totale del parco circolante Ue. Secondo dati Aci relativi al 2020 in Italia circolano ben 3.657.488657 auto alimentate, in tutto o in parte, da metano e Gpl: 150.806 veicoli a metano, 828.026 a benzina e metano, 2.678.656 a gas liquido e metano. I numeri per il 2021 confermano una tendenza in crescita con 24.300 immatricolazioni nel periodo gennaio-agosto 2021, 1.300 in più rispetto alle 23 mila dello stesso periodo del 2019 (+5,4 per cento), con il mese di marzo che ha registrato il record del +59,2 per cento di veicoli immatricolati rispetto allo stesso mese del 2019. L’Italia vanta inoltre il primato del maggior numero di distributori sul suo territorio, 1.472, secondo gli ultimi dati di Ngva, superando di gran lunga la Germania, seconda in classifica, con 805 distributori.