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I presidenti di Figisc Confcommercio e Faib Confesercenti sottolineano le difficoltà del settore della distribuzione di carburanti, già alle prese con problemi preesistenti alla pandemia, ed esortano il governo al realismo e alla condivisione nell’affrontare la sfida della ripresa e l’opportunità del Recovery Fund

 

A ormai più di un anno dall'inizio dell'emergenza Covid, i presidenti di Figisc Confcommercio e Faib Confesercenti sono d’accordo nel descrivere una situazione di persistente crisi.

“Ci ritroviamo purtroppo ancora nella più marcata incertezza rispetto ai tempi di uscita dall’emergenza, nonostante, se non altro, la prospettiva della vaccinazione della popolazione. Le varie misure di contenimento della mobilità di persone e imprese (che tuttora continuano, a geometria variabile, dopo il lockdown totale di un anno fa) hanno ridotto le vendite di carburanti sulla rete ordinaria di oltre un terzo in un anno (con punte del 70 per cento ad aprile 2020) e in autostrada di oltre il 40 per cento (con punte del 90 per cento ad aprile 2020). Tenendo conto che si tratta di un servizio che è sempre rimasto attivo, con costi di gestione costanti e una riduzione sostanziale delle vendite e considerato che i margini lordi del gestore, anello finale della filiera distributiva, non superano i tre centesimi al litro, la situazione del settore è di gravissima difficoltà rispetto alla sostenibilità economica delle gestioni”, sintetizza Bruno Bearzi, presidente della Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti.

Siamo in una situazione molto critica”, conferma Martino Landi, presidente della Federazione autonoma italiana benzinai, sottolineando che il 2021 si è aperto “con il prolungamento della pandemia da Covid-19, la crisi del governo Conte 2 e l’insediamento a Palazzo Chigi di Mario Draghi”. A suo parere il futuro è ancora “carico di incognite” per il settore, che ha visto “passare le competenze istituzionali da un ministero a un altro”.

I due dirigenti ammettono che l’impatto dell’emergenza pandemica è stato più dannoso perché ha colpito un settore già in difficoltà. “Il nostro settore, che prima della pandemia era già profondamente malato, si è trovato a gestire una situazione drammatica sotto tutti gli aspetti, dalla drastica contrazione dei consumi, all’illegalità dilagante, al fallito tentativo di ammodernamento e razionalizzazione della rete, alla sfida del XXI secolo: la transizione energetica, in realtà già cominciata”, ricorda Landi. “Ragioni di precarietà sussistevano anche prima e indipendentemente dalla vicenda Covid (margini fermi, regime contrattuale obsoleto, abuso, da parte dei fornitori e proprietari della rete, della situazione di dipendenza economica sui gestori): la lunga ininterrotta emergenza non ha fatto altro che aggravare la situazione”, concorda Bearzi.

Landi aggiunge che “tutti i nodi irrisolti, le contraddizioni, le scelte del passato ci impongono interventi decisivi se vogliamo mantenere una rete in grado di garantire energia al Paese. Frenare l’accelerazione della polverizzazione e dare finalmente avvio alla vera riqualificazione della rete, chiudere gli impianti incompatibili, combattere l’illegalità, sono i primi interventi non più rinviabili”.

Sul tema dei ristori, Bearzi e Landi, ripercorrendo i provvedimenti del precedente governo, riconoscono gli sforzi compiuti, ma ne evidenziano al tempo stesso i limiti, anche perché l’emergenza purtroppo non è finita.

“Con il Decreto Rilancio (n. 34/2020) la categoria ha potuto accedere ai contributi a fondo perduto sulle perdite di fatturato superiori al 33 per cento, calcolate per aprile 2020 su aprile 2019. Per i gestori degli impianti di distribuzione nelle aree autostradali, con lo stesso decreto, inoltre, si è trovata una soluzione per i contributi figurativi dei dipendenti”, spiega il presidente di Figisc, Bearzi. Tuttavia, aggiunge: “Se cioè ha rappresentato indubbiamente un sostegno a ristoro della fase più dura dell’emergenza (il vero e proprio lockdown), è di palmare evidenza che da allora si sono susseguiti provvedimenti di chiusura parziale, per territori e periodi temporali, con limitazioni di mobilità e conseguente perdita di ulteriori volumi di vendite”.

Landi sostiene che “la politica di bilancio del governo Conte ha avuto un ruolo decisivo nel contenere l’evolversi della crisi svolgendo una funzione protettiva dei redditi del settore privato”, argomentando che “attraverso misure di incentivo degli schemi di lavoro a orario ridotto, al ricorso agli ammortizzatori sociali e al divieto dei licenziamenti si è impedito alla crisi di rompere gli argini della coesione sociale e trasmettersi alle condizioni di vita delle famiglie”. Il presidente di Faib cita i “numerosi interventi espansivi” che si sono susseguiti, “i decreti Cura Italia e Rilancio dove sono stati stanziati oltre cento miliardi di euro per il 2020” e il Decreto Ristori, che ha incluso anche il settore della distribuzione carburanti.

Per quanto riguarda il cosiddetto Decreto Sostegno del nuovo governo, entrambi i presidenti vedono di buon occhio il superamento del sistema dei codici Ateco.

Guardando al futuro, invece, e quindi al Recovery Fund, da Bearzi arriva un invito al senso di realtà, complessità e concretezza: “Grandi risorse servono per affrontare grandi sfide, ed è indubbio che la transizione energetica è una sfida tanto necessaria quanto epocale. Pure, tra le grandi visioni di prospettiva e lo stato concreto dell’arte, appare indispensabile guardare le cose con realismo. Stiamo parlando di convertire in senso massivo il parco circolante e le infrastrutture connesse, la fiscalità energetica, anche se non sempre abbiamo chiara la complessità delle risorse necessarie (che vanno ben oltre il Recovery Fund) e, inoltre, preferiamo condurre un dibattito più ideologico che pragmatico, senza neppure avere stabilito un criterio di ‘neutralità energetica”, afferma il presidente di Figisc. “Il vecchio mondo del petrolio è considerato marginale e, nella fase della distribuzione finale ormai moribondo: caratterizzata da rapporti economici quasi medievali, da una polverizzazione inefficiente, da un mercato ambiguo e fortemente inquinato dall’illegalità, la rete è a forte rischio, specie con la crisi Covid, di essere comprata a pezzi dalla criminalità organizzata”, avverte Bearzi.

Per il presidente di Faib Landi le scelte che abbiamo davanti “richiedono unità, compattezza, condivisione degli obiettivi” ed è necessario un confronto su temi come “l’emergenza climatica, l’avanzare di nuove motorizzazioni, le nuove energie, l’innovazione tecnologica, la proposizione di nuovi format rete”. Il dirigente confida nella ricerca scientifica, che ha fatto “progressi incredibili” negli ultimi anni nel campo dei carburanti. “Oggi le motorizzazioni Euro 6 hanno già emissioni contenute; siamo convinti che la ricerca in campo industriale ci regalerà carburanti ancora più performanti nei prossimi anni. Intanto le motorizzazioni ibride e quelle gassose oltre ai progressi di GNL e idrogeno possono anch’esse alimentare un panorama ampio di fonti energetiche che con l’elettrico potranno costituire una ricca offerta da parte delle nostre aree di servizio, che nel frattempo stanno crescendo nella visione multifunzionale e ‘All service’”, afferma Landi.

La sua fiducia riguarda anche la crescita professionale dei gestori: “Il Recovery Fund – se il governo assume il settore a livello strategico, come sembra aver fatto – è lo strumento ideale e non ripetibile per dare finalmente il via all’ammodernamento e riqualificazione in senso ambientale della rete, con un ampio programma di investimenti volti alla riconversione obbligatoria ecosostenibile  di tutti gli impianti, con criteri di salvaguardia ambientali dell’aria e  del suolo rigorosi e severi, a cominciare da quelli che hanno un indice di anzianità cinquantennale, tanti dei quali presentano un rischio di inquinamento elevatissimo”. “Sono temi che la Faib ha messo al centro della sua riflessione, che è pronta a sviluppare con idee e proposte specifiche”, rivendica Landi. “Occorre rinnovare il quadro di riferimento di settore, fare spazio alle nuove generazioni, svecchiare i gruppi dirigenti che in alcuni casi si sono incrostati con letture vecchie e superate”, conclude, assicurando il contributo costruttivo della Federazione benzinai.